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Il bracciale di smeraldi di Villa Caprioli
Comasco, una mattina di novembre, il freddo che entra dalle finestre alte della villa sul lago. Due carabinieri attraversano il salone con passo pesante, e tra loro, con le manette ai polsi, cammina Ileana Moraru, ventitré anni, la ragazza che fa le pulizie a Villa Caprioli da appena otto mesi. Non guarda nessuno. Guarda il pavimento di marmo, come se potesse sprofondarci dentro e sparire.
— La dichiariamo in arresto per il furto dei gioielli della signora Caprioli — dice il maresciallo, con quel tono piatto che usano quando hanno già deciso.
Ileana alza la testa di scatto. Gli occhi gonfi, rossi.
— Non ho preso niente, lo giuro su mia madre — la voce le si rompe a metà frase. — Perché nessuno mi crede?
Dietro i carabinieri, appoggiata allo stipite della porta, Gabriella Caprioli osserva la scena con le braccia incrociate. Vestito di raso color champagne, perfetto anche a quell'ora, come se si fosse preparata per uno specchio e non per una perquisizione. Non un capello fuori posto. Non un filo di compassione.
Tre giorni prima era scomparso il bracciale di smeraldi, quello che le aveva lasciato la nonna, insieme a due anelli e un orecchino con una perla che non si trovava più. Gabriella aveva chiamato i carabinieri la sera stessa, prima ancora di cercare bene nei cassetti. Aveva puntato il dito su Ileana appena entrati gli agenti: è lei, è sempre stata lei, l'ho sempre saputo. I due militari avevano fatto un giro veloce delle stanze, aperto qualche cassetto nel salotto, controllato la borsa di Ileana lasciata in cucina — niente, nessuna traccia. Ma Gabriella aveva insistito tanto, con tanta sicurezza, che il resto l'avevano lasciato alla denuncia e all'interrogatorio in caserma.
— Zitta, dai — bisbiglia il marito, Corrado, che fino a quel momento era rimasto seduto sul divano a fissare il tappeto. — Lasciamo fare a loro.
Ma Gabriella non sta zitta. Gabriella vuole vedere Ileana portata via, vuole che tutti nel quartiere sappiano che a Villa Caprioli non si ruba e la si fa pagare.
Ileana viene spinta verso la porta a vetri che dà sul giardino, dove è parcheggiata la gazzella. È a quel punto che una vocina interrompe tutto.
— Mamma le ha messe sotto il letto.
È Tommaso, sette anni, il figlio di Gabriella, in pigiama sotto il giubbotto perché non ha avuto tempo di cambiarsi. Era entrato in salone già prima, quando i carabinieri parlavano con sua madre vicino alla finestra, e aveva detto piano, tirando la manica di Corrado: «Papà, il bracciale verde di nonna non è perso, l'ho visto io». Corrado gli aveva fatto segno di stare zitto, troppo preso dal trambusto per dargli peso. Ora Tommaso non si lascia più zittire, attirato di nuovo dal rumore delle manette.
Il maresciallo si ferma. Si gira. Guarda il bambino, poi guarda Gabriella.
— Ripeti quello che hai detto.
— Le ho viste io — Tommaso indica con il dito il piano di sopra. — Il bracciale verde, gli anelli. Sono nella scatola di scarpe sotto il letto di mamma. Ci ho giocato martedì sera, dopo cena, mentre lei era al telefono in corridoio. Pensavo fossero bigiotteria, le ho anche provate.
Il viso di Gabriella si svuota di colore in tempo reale. La bocca si apre, si richiude. Le braccia, prima incrociate con tanta sicurezza, le cadono lungo i fianchi.
— Tommaso, tesoro, non… non è il momento di giocare, vai di sopra —
— Ma è vero, mamma. Le hai messe lì tu. Io ti ho vista entrare in camera con la scatola in mano, prima di andare a dormire.
Il maresciallo fa un segno all'altro agente. Salgono. Ileana resta ferma, le manette ancora ai polsi, gli occhi fissi su Gabriella che ora non trova più le parole, che balbetta qualcosa su uno scherzo, su un malinteso, su quanto sia stressante gestire una casa così grande.
Tornano dopo quattro minuti. Il maresciallo ha in mano un sacchetto trasparente con dentro il bracciale di smeraldi, due anelli e l'orecchino con la perla, trovati esattamente dove Tommaso aveva detto, nella scatola delle scarpe Tod's che Gabriella teneva in fondo all'armadio sotto il letto a baldacchino.
— Signora, erano proprio lì, come diceva il bambino. Adesso mi deve spiegare perché i gioielli denunciati come rubati stavano nascosti in casa sua, e perché il mese scorso ha fatto rinnovare la polizza assicurativa con una copertura più alta.
Gabriella si aggrappa allo schienale del divano. — Dovevo solo… dovevo portarli a un conoscente, un orafo di Lugano che me li valuta, e poi incassare l'assicurazione come se fossero spariti davvero. Volevo solo nasconderli qui per qualche giorno, finché non trovavo il modo di farli uscire di casa senza che nessuno se ne accorgesse —
— E nel frattempo ha fatto arrestare una ragazza innocente — la interrompe il maresciallo, tirando fuori le manette.
Corrado si alza di scatto dal divano, fa due passi verso la moglie e poi si ferma, come se non sapesse più da che parte stare. — Gabriella, cosa hai fatto — dice, la voce bassa. Resta lì, immobile accanto al tavolino, e non la segue quando i carabinieri la portano verso l'uscita: la guarda semplicemente attraversare il salone, senza muovere un passo per fermarla né per accompagnarla.
Lei non risponde a lui. Guarda Ileana, che un carabiniere sta già liberando dalle manette, massaggiandosi i polsi arrossati, ancora incredula.
Tre settimane dopo, Ileana firma l'ultima pagina della causa per diffamazione e arresto illegittimo che l'avvocato Renzetti le ha consigliato di portare avanti contro Gabriella Caprioli, nello studio in centro a Como. Controlla ogni riga prima di posare la firma, poi chiude la cartellina verde con le dita, come se volesse sigillarla per bene.
— E il lavoro? — le chiede l'avvocato.
— Ho già trovato un altro posto, da una famiglia a Cernobbio. Gente normale — Ileana si alza, prende la borsa. — Questa gente qui, i Caprioli, non li voglio più vedere. Nemmeno in tribunale, se potessi evitarlo. Ma almeno adesso c'è scritto da qualche parte, nero su bianco, che non sono stata io.
Fuori, sul lago, piove piano. Ileana si tira su il cappuccio e scende i tre scalini dello studio legale senza voltarsi indietro, le mani infilate nelle tasche, i polsi ancora segnati da un rosso che la pioggia fredda, almeno quello, riesce ad alleviare un poco.
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