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Matteo, la nonna non accetterà mai

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„Matteo, la nonna non accetterà mai. E nemmeno io,“ disse Elena, trovando per la prima volta in vita sua la forza di parlare con fermezza. „Non provare a ricattarmi, questo discorso è chiuso.“

Matteo fece un respiro profondo, teatrale. Quello sguardo esprimeva una cosa sola: il disprezzo più assoluto per la debolezza della madre. „Non mi interessa come la convinci,“ disse stringendo i denti. „Dille che se non ci lascia la casa con le buone, troverò il modo di farla ricoverare in qualche ospizio o struttura per anziani. Lo sai com’è alla sua età, basta una caduta, una frattura al femore ed è finita.“

Il cuore di Elena si raggelò per l’orrore. Sarebbe davvero capace di farlo? Suo figlio la guardava con occhi freddi, vuoti, come quelli di una lucertola. Voleva ricattare sua nonna solo per prendersi la sua casa senza fare sacrifici o pagare un mutuo. „Tanto è vecchia, quanto vuole ancora campare? Quella casa prima o poi spetta a noi in ogni caso,“ aggiunse cinicamente.

Elena si alzò lentamente. Sentiva la nausea per quelle parole e le tempie le battevano come impazzite. Aveva cresciuto un mostro. Tutte le favole della buonanotte, tutte le conversazioni profonde cuore a cuore non erano servite a nulla. Era tale e quale a suo padre.

„No, Matteo. Io non lo farò,“ ripeté immobile.

Il viso di Matteo si contrasse per la rabbia. Si alzò di scatto, superandola di tutta la testa, con i pugni serrati che sembravano martelli. Per un attimo Elena temette che la prendesse per il collo per scaraventarla a terra. Era un’immagine terrificante. „Quindi non mi aiuti?“ sibilò. „In questo caso, per me non ho più una madre.“

Si voltò e uscì sbattendo la porta. Elena rimase completamente sola in cucina. Si sedette sullo sgabello, si strinse le braccia al petto e scoppiò in un pianto amaro. In fondo al cuore provò quasi sollievo per il fatto che se ne fosse soltanto andato senza colpirla — inconsciamente, infatti, si aspettava il peggio.

Non lo chiamò. E lui non chiamò lei. Passò un mese, poi due, e infine tre. Elena andava al lavoro e tornava in quell’appartamento vuoto, dove ogni notte i pensieri cupi la logoravano viva. Alla fine non ce la fece più e provò a telefonargli. Matteo, però, le buttò giù la linea immediatamente. Quando ci riprovò, scoprì che il suo numero era stato bloccato del tutto. Da alcuni conoscenti seppe più tardi che la giovane coppia continuava a stare in affitto. Qualche tempo dopo, guardando quasi di nascosto sui social network, scoprì per caso di essere diventata nonna.

Ogni giorno si rimproverava ripensando a come lo aveva cresciuto. Era andata a tutti i colloqui con i professori, faceva i compiti con lui, gli pagava le ripetizioni private quando rischiava di essere bocciato. Ma Matteo insultava gli insegnanti e, quando lei cercava di imporsi, minacciava di scappare di casa. Forse gli aveva dato troppo poco amore? O forse avrebbe dovuto avere più pazienza e perdonargli di più? Non lo sapeva.

Elena non aveva idea di cosa le riservasse il futuro. Forse Matteo un giorno avrebbe messo la testa a posto, forse no. Forse avrebbe visto suo nipote, forse mai. Ma di una cosa era assolutamente certa: se quel giorno avesse ceduto al suo vile ricatto tradendo sua madre, non ne sarebbe uscito nulla di buono. E se questo faceva di lei una cattiva madre, allora avrebbe dovuto imparare a conviverci.

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